Page 48 - Luglio | Agosto 2025 , I'M Magazine
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tira e l’ironia. È uno spettacolo che nasce, quindi, da un di-
sagio, dalla parte di me che è in conflitto con la società
odierna. C’è una riflessione amara su quanto possa valere
la pena perseguire oggi un sogno fino in fondo. La mia vi-
sione però non è solo pessimistica, ma lascia un messaggio
di speranza. Partendo dal futuro, poi torno al presente, alla “
serata e c’è un one man show fatto di musica, monologhi,
divertimento, quindi il cuore dello spettacolo non tradisce
le aspettative del pubblico. La gavetta è stata dura perché
Lo spettacolo segna anche una sperimentazione di sono partito facendo serate
nuove cose…
Si, ho sperimentato delle novità perché per la prima volta di cabaret in cui guadagnavo
non sono accompagnato solo da Vincenzo De Honestis, ma
anche da Yaser Mohamed, quindi anche nella parte di one 50 euro a sera nelle pizzerie,
man show c’è una connotazione più teatrale. È uno spet-
tacolo con delle belle novità, senza tradire però la mia iden- allo stesso tempo però sono
tità. Rappresenta una mia maturazione verso qualcosa di
più completo. stato fortunato perché ho avuto
delle vetrine importanti molto
Sin da bambino avevi il sogno di essere su un palco
ed avere un tuo pubblico…
In uno dei monologhi dico specificamente che ho sempre
sognato questo: girare i teatri e avere un pubblico disposto “Made in Sud” in cui avevo
a venire a vedermi.
solo diciannove anni.
Quale altro sogno devi realizzare professional-
mente?
Mi piacerebbe avere uno spazio mio in tv. In parte mi è presto. Come quella di “
successo su Prime Video con un mio speciale, ma sogno di
avere un programma tutto mio, il famoso show del sabato
sera. Sto lavorando in questa direzione.
Ti piacerebbe, invece, poter toccare le tue corde
drammatiche?
Credo che i comici siano tra gli artisti che hanno una mag-
giore sensibilità perché l’ironia parte sempre da un disagio.
Non è un caso che molti comici siano stati anche i migliori
attori drammatici. Sono poliedrico, quindi mi piacerebbe
cimentarmi in qualsiasi cosa, vorrei poter avere un giorno
il mio “Io speriamo che me la cavo”.
Che infanzia è stata la tua?
La mia infanzia è stata molto particolare, sono stato il
quinto figlio, cresciuto a grande distanza di età con i miei
fratelli. Sono cresciuto tra gli adulti, quindi sono stato
molto stimolato. Ero un bambino quasi prodigio, a tre anni
scrivevo, leggevo e suonavo il pianoforte. Poi ho fatto il liceo
classico, ed ero molto studioso, infatti mia madre credeva
che avrei seguito un percorso professionale prestigioso, non
certo in ambito artistico.
Tu infatti sei un artista molto colto…
La cultura, comunque mi è servita anche nel lavoro da ar-
tista, perché la mia creatività, che ha fatto si che emergessi
anche dalla trasmissione “Made in Sud”, è certamente do-
vuta alla mia formazione culturale classica.
Sei stato l’unico in famiglia con velleità artistiche?
Tutti i miei fratelli e i miei genitori sono stati sempre ap-
passionati di musica e arte. Tra le videocassette dei car-
48 toni c’erano tutte le commedie di Eduardo. In casa si re-
spirava arte.
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